UNA METAFORA PER SPIEGARE I DSA

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Questo blog vuol parlare anche di DSA ma in un modo più leggero e pratico rispetto a tanti altri siti come quelli istituzionali o curati da addetti ai lavori.

Con Caterina abbiamo fatto un percorso tutto nostro, penso che ogni genitore debba fare la propria esperienza strettamente personale senza stare dietro alle esperienze di altri. Anche questo fa parte del percorso, il riconoscerlo, la ricerca dell professionista al quale affidarsi, la scoperta della terminologia o di come dobbiamo procedere con la burocrazia, sono tutte strade comuni praticate con mezzi propri.

Prendo spunto dalle ultime parole scritte (strade… mezzi) per introdurre la metafora che la psicologa americana Ania Siwek ha cercato di utilizzare un linguaggio semplice per spiegare ai bambini quello che accade. Il cercare di spiegare ai bambini quello che accade nella testolina di un bambino che ha la caratteristica di essere DSA non è cosa semplice e spesso non è semplice neanche spiegarlo ad un adulto. Ania Siwek utilizza la metafora, che è un modo per comunicare in forma figurata, ed un po’ irreale, un concetto, una situazione o qualsiasi altra cosa, a chi non è all’interno di quel “mondo”.  Ecco la metafora di Ania Siwek in tre punti;

Punto 1: Come impara? Macchine si, autostrade e garage. Il nostro mondo è pieno di cose nuove e interessanti da sapere che si chiamano informazioni. Le troviamo dappertutto: nei libri, in TV, nelle riviste, nelle parole delle altre persone, a scuola… Tutte queste informazioni, quando le ascoltiamo, vediamo, studiamo, “entrano” nel nostro cervello.

Le informazioni arrivano e si muovono nel cervello lungo dei percorsi simili alle autostrade. Nel cervello queste “autostrade” sono tante, vanno in direzione diverse e sono percorse da tantissime macchine. Queste specie di macchine trasportano le informazioni verso le diverse zone del cervello e sono velocissime. Ogni zona del cervello riceve tipi diversi di informazione. E’ come se nel cervello ci fossero dei garage per ogni tipo di cosa da imparare. Ad esempio, ci sono garage per le parole, per i numeri, i nomi degli animali e così via. Quando si impara una cosa nuova, una macchina trasporta  quella informazione verso il suo garage privato. Quando vuoi ricordare una cosa che hai imparato tanto tempo fa, è come se una macchina andasse verso un garage, prendesse l’informazione, e la trasportasse là dove serve.

Nelle autostrade del cervello, le informazioni possono viaggiare velocissime, perchè non ci sono semafori o altri ostacoli. Ci vuole meno di un secondo perchè una macchina prenda l’informazione dal garage giusto e la porti a destinazione. Più veloce di un battito di ciglia!

Punto 2: Una spiegazione di cosa significa avere un DSA  Quando si ha un DSA, alcune autostrade del cervello non sono così libere e veloci. E’ un po’ come se ci fosse una lunga coda di macchine. Non tutte le autostrade sono lente però, soltanto alcune.

Quando si è bloccati nel traffico, nessuno sa quando si arriverà. A volte la coda “si muove” veloce, altre volte è lentissima e ci vuole tantissimo tempo!

Avere un DSA è come avere una coda che rallenta moltissimo le autostrade che vanno e vengono dal garage della “lettura”, “scrittura” e “calcolo”. E’ una seccatura e spesso ci fa stare male e arrabbiare. Prova a ricordare l’ultima volta che ti sei trovato Bloccato in macchina in una coda… è stato divertente? Avresti voluto arrivare subito? i sei sentito arrabbiato, stanco, annoiato? A qualcuno invece non da nessun fastidio, tanto alla fine si arriva, anche dopo tanto tempo e fatica… Capisci ora perchè ti senti in questo modo quando hai una difficoltà a scuola?

Questi rallentamenti causano tanti problemi. Quando si ha un DSA che si chiama dislessia, ci vuole molto più tempo e si fanno molti più errori degli altri quando si legge qualcosa. Infatti, c’è una lunga coda di macchine che viene e che va al garage delle lettere e delle parole, e tutto si muove lentamente.

Capita di confondere i suoni di alcune lettere “b” e “d”, a volte si tira ad indovinare, a volte si molla perchè è troppo faticoso o perchè si è stufi di sbagliare. Nella matematica, si possono sbagliare i segni delle operazioni e fare un’operazione con il “+”invece che con il “x”. Imparare a memoriale tabelline è difficile. Anche cercare una storia può essere un problema a causa delle code che si formano in alcune strade del cervello. Le parole giuste non arrivano mai in tempo quando si parla e viene da dire sempre “eh” “cioè” “coso” “cosa”.

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Parte3: Aiutare il bambino a capire che il suo potenziale è illimitato  Avere un DSA rende alcune cose ancora più difficili. Ma la cosa da ricordarsi sempre è che ci sono dei trucchi per rendersi la vita più semplice. Un po’ come trovare una “scorciatoia” per non dover perdere tempo nelle autostrade bloccate. Usare le scorciatoie aiuta le macchine a muoversi più velocemente!

Bisogna ricordarsi però che su queste scorciatoie, le cose non vanno sempre lisce. A volte prendere una scorciatoia porta velocemente dove bisogna andare, altre volte invece ci sono degli ostacoli che bisogna superare… Queste volte dire che anche se si prende una scorciatoia mentre si scrive una parola difficile, si possono lo stesso fare degli errori. Ma di solito le scorciatoie funzionano benissimo ed aiutano molto il traffico nel nostro cervello.

Un’altra cosa molto importante è che usando la stessa scorciatoia ogni volta, presto la conoscerai molto bene e eviterai tutti gli ostacoli. Così i compiti difficili faranno meno paura e ci saranno meno errori! Ricordati che per usare le scorciatoie bisogna essere anche un po’ coraggiosi e creativi… ecco perchè tra le persone che hanno disturbi  dell’apprendimento ce ne sono tante che hanno inventato cose nuove e  bellissime con il loro modo “diverso” di pensare.

Nel tuo cervello non manca niente e tutto funziona. L’unica differenza tra il tuo cervello e quello del bambino che non ha un disturbo dell’apprendimento sono le “code” che si formano in certe autostrade. E certe macchine ci mettono di più per raggiungere il proprio garage. Ma, alla fine, ci arrivano.

Ilaria Spinelli (la mamma) e CaterinaP.

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IL RITORNO E LA SCHIACCIATA CON L’UVA

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In questi giorni è cambiato anche il logo di Google, il lavoro è ripreso, l’inizio della scuola è alle porte ed i buoni propositi maturati per durante le vacanze sono ancora presenti, alcuni modificati per cause di forza maggiore, altri sono in attesa di partire… ed uno sta partendo proprio adesso mentre sto scrivendo.

Quest’anno grazie a tante cose, la cafonaggine delle persone, pessimo periodo a lavoro  etc..etc.. sentivo veramente il bisogno di staccare.

“Stessa spiaggia stesso mare” cantava un’allegra canzone, si sempre l’Elba, sempre quel’isola tanto uguale quanto diversa ogni volta, che permette a noi genitore di rilassarci ed alle bambine di essere autonome.  Il tempo è scandito dal sole, dal rito della colazione vista mare, dal pane fresco tutte le lattine, corso a comprare dalle bambine con le loro rumorose ciabatte colorate, i braccioli, i gelati, il mare, il sole e la felice stanchezza serale su quei visi sorridenti e soddisfatti.

Tre settimane, grazie al cielo, senza rete e senza l’accanimento  a cercarla, nove libri letti, la mente libera dallo smog dei social che mi ha permesso riappropriarmi di certe fondamenta della mia vita; le mie figlie.. la mia famiglia.

Da questo voglio ripartire, da quel parlare semplice, spontaneo, sincero ma tremendamente vero, dal bello del mangiare con le mani, dal fare musica mangiando le “cozzole” e vongole (Beatrice dicet) ridendo ad occhi chiusi per la contentezza, dal mettersi il rossetto con il gelato…

La condivisione, la conoscenza, le mie bambine, il buon cibo ed un buon bicchiere sono sempre li ma li voglio vivere di pancia, di gusto, con il sorriso e con un basso profilo. Voglio fare solo quello che mi fa stare bene, che mi fa nascere un sorriso, che mi porti condivisione ed accrescimento interiore.

Questo sito è stato troppo fermo, questo sito è nato per voler raccontare un’esperienza, un modo di dialogare con mia figlia, un modo per insegnare attraverso il gioco piccole cose che per un DSA non sono scontate, perché essere mamme non è semplice, essere lavoratrici neanche ed essere entrambe con una passione è un casino. Proprio questo casino allegro vorrei raccontare.

Dopo tutta questa pappardella vi dico che riprendo da qui il mio settembre; per me settembre è sempre stato un inizio anno, un mese speciale che mi ha visto prima nascere, poi diventare mamma, iniziare tante cose… e perderne tante come mia nonna.

Settembre è anche il mese nel quale quella meravigliosa nonna che odiava cucinare ma che quelle tre cose che sapeva le faceva in modo meraviglioso, produceva una schiacciata con l’uva bella piena, profumata, ricca e così meravigliosamente ricca di caramello sugli angoli.

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La schiacciata con l’uva è un dolce povero tipico del territorio fiorentino e chiantigiano estremamente legato al periodo della vendemmia, infatti la schiacciata con l’uva si trova da settembre a ottobre.

Come ho già detto dolce povero che ha come base di partenza la pasta del pane poi arricchita da zucchero, olio ed ovviamente uva.  Dalla preparazione base poi ci possono essere delle diversificazioni, che tralasciando le più assurde tipo aggiunta di pinoli, noci o cosa ancor peggiore uva bianca, si possono trovare con l’aggiunta di anice o rosmarino “ramerino per noi toscani” nell’impasto.

Un occhio d’accortezza nell’uva; ormai al supermercato ma anche ai mercati ci imbattiamo della scritta “uva per chiacciata” come se questa fosse una qualità, in realtà spesso sotto questa definizione si nasconde dell’infida uva non ben definita dal sapore non ben identificato. L’uva usata per la schiacciata è la varietà Canaiolo è una varietà diffusa ed assieme al Sangiovese sono la base del Chianti, ha la particolarità di avere un chicco grosso ed acquoso.

La mia è stata la voglia di ricercare quel sapore, quel caramello sugli angoli smaltati della solita teglia usata dalla nonna, quel sentirsi in difetto perché ne avevi mangiata un altro pezzetto… e promettere a bocca piena che sarebbe stato l’ultimo.

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  • 1 Kg di farina
  • 7 g di lievito di birra liofilizzato
  • acqua q.b.
  • 10 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 cucchiaio di semi d’anice
  • 1Kg di uva (rigorosamente nera)

Lavoro la farina co il lievito, l’olio evo ed i semi d’anice. Cerco di ottenere un impasto elastico e morbido e lo lascio lievitare.

Una volta lievitata la pasta, la stendo con le mani su una teglia rettangolare e la cospargo di acini d’uva ed una generosa, molto generosa manciata di zucchero; copro con la restante pasta e la cospargo nuovamente con gli acini d’uva e lo zucchero.

Cuocere in forno a 180° per 40/45 minuti

Ilaria Spinelli (la mamma)

CHEESECAKE PRATESE

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Questa è una ricetta, che con l’aiuto della mamma, è un po’ diversa per partecipare al contest “Biscotti d’Autore” la raccolta di ricette organizzata da Vetrina Toscana in collaborazione a Claudio Martini editore per celebrare la grande tradizione dei biscotti di Prato.

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La mia fatica è iniziata con il dividere le quantità, perché la ricetta era per circa 12 persone ma la nostra teglia con cerniera era  più piccola quindi ho diviso le quantità a tavolino, scrivendo a cosa corrispondeva il numero, perché anche l’organizzazione ed i tempi non sono proprio il pezzo forte di noi dislessici.

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 Cheesecake pratese:

180g di biscotti di Prato

100g di burro

500g di formaggio morbido (noi abbiamo usato yogurt greco magro)

200ml di panna fresca

120g di zucchero a velo

10g di colla di pesce

1 baccello di vaniglia

4 cucchiai abbondanti di Vermut di Prato (La Gusteria)

2 cucchiai di zucchero

Preparare la base del cheesecake “frullando” i biscotti di Prato aggiungendo il burro fuso ed amalgamando bene. Stendere il composto ottenuto sulla base di una tortiera a cerchio apribile, precedentemente imburrata e foderata con carta da forno. Pressare bene i biscotti di Prato aiutandovi con il dorso di un cucchiaio o con le mani e mettere il tutto in freezer a rassodare.

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Preparare la crema sbattendo con un frullatore, o una frusta, il formaggio morbido assieme a 50g di zucchero a velo e i semi del baccello di vaniglia fino ad ottenere un composto morbido liscio.

Nel frattempo mettere la colla di pesce ad ammorbidire, ammollandola in abbondante acqua ben fredda per almeno 10 minuti. Scaldare due cucchiai di panna e sciogliervi dentro la colla di pesce che avrete scolato dall’acqua dell’ammollo.

Nel frattempo in una padella mettere 2 cucchiai di zucchero semolato ed i 4 cucchiai di vermut di Prato, portate al bollore e fare evaporare l’alcool ottenendo così una riduzione leggermente caramellata

Unite al composto la colla di pesce alla crema di formaggio morbido, la riduzione di vermut di Prato (conservarne un po’ per la decorazione) ed in ultimo montate la panna insieme ai restanti 70g di zucchero a velo. Molto delicatamente unite la panna montata zuccherata alla crema fatta in precedenza con il formaggio morbido, la riduzione di vermut di Prato e la colla di pesce.

Versate la crema ottenuta sulla base dei biscotti di Prato, livellatela per bene e mettete la cheescake in frigorifero per almeno 4/6 ore .

 

 

Caterina P.