I CENCI DI CARNEVALE

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Il Carnevale non mi piace, non mi piace mascherarmi, non mi piace andare nella confusione dei carri… forse ho ereditato questo dal “babbo”! non lo so comunque sia non ne sento la mancanza.

Al contrario mi piacciono molto i dolci della festa di Carnevale, le frittelle, la Schiacciata alla Fiorentina ed i cenci che porto a scuola in un sacchetto anche se arrivano sempre tutti rotti.

Mentre con la mamma si facevano i cenci mi ha detto che non si chiamano così per tutti, c’è chi li chiama chiacchiere, il babbo nostro li chiama bugie, frappe, fiocchetti e chi più ne ha più ne metta. Spesso accade che in una stessa regione cambia nome da nord a sud della stessa, ma poi il risultato è lo stesso perché si tratta di pasta dolce fritta.

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“Anche la ricetta dei cenci, nonostante sia a grandi linee quella, spesso trova delle piccole varianti per ogni casa che vai, frutto questo del tramandare oralmente le ricette tipico del paesaggio rurale anche d’inizio ‘900. Mia nonna aveva nel suo quadernino una ricetta che recitava: Un cucchiaio di… un cucchiaio di… e tra questi cucchiai ce ne era uno assoluto: un cucchiaio di aceto. Ora immaginate una bambina alla quale si dice che si fa un dolce e si trova un cucchiaio di aceto tra gli ingredienti. Non nego che restavo un attimo turbata ma ben presto svaniva il tutto perché il risultato era buonissimo.

Con gli anni che avanzavano la nonna non faceva più i cenci ed al posto suo si mise la mia mamma e poi nonna, che fortunatamente (per i nostri palati) abbandonò presto quella ricetta perché nonostante le proporzioni non aveva lo stesso tocco ed il risultato ne risentiva.

Noi abbiamo adottato la ricetta di un Maestro, Iginio Massari, il quale spesso leggendolo ed ascoltandolo non da solo ricette ma anche accorgimenti. A questo giro ho imparato l’importanza della lenta frittura; inizialmente pensavo che con una temperatura più bassa i cenci si potessero appesantire di olio ma oltre che essere smentita dal risultato aggiungo che la lenta frittura permette di esaltare i profumi dell’agrume e del Maraschino che rilascia il suo profumo e non la sua parte alcolica.

Ilaria[perlaria]Spinelli LA MAMMA”

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500 gr di farina forte 300-320W (potete sostituirla con una farina tipo Manitoba tagliata con un 20% di farina 00 comune)

60 gr di zucchero semolato

60 gr di burro morbido

175 gr di uova intere (3 – 4)

4 gr di sale

scorza di 1 limone

50 gr di Rum

Olio di semi di arachide per la frittura

Tirare fuori dal frigo il burro e farlo ammorbidire a temperatura ambiente

Setaccio la farina, lo zucchero, aggiungo il burro a temperatura ambiente e le uova, po passo agli altri ingredienti; Rum (anche se noi abbiamo usato il Maraschino) e la scorza di limone grattata direttamente nella planetaria.

Impasto il tutto velocemente fin quando i liquidi sono tutti assorbiti e porto l’impasto sulla spianatoia.

Lavoro l’impasto a mano e poi lo avvolgo nella pellicola e lo lascio riposare in frigorifero.

Trascorso il tempo necessario, 30 minuti minimo volendo anche 1 ora, si stende la pasta; con il mattarello se piacciono corposi, con la macchinetta per tirare la pasta se si preferiscono più fini.

Nel frattempo metto sul fuoco l’olio e lo faccio arrivare a 175°-180°, e friggo pochi pezzi alla volta.

Spolvero con zucchero a velo.

Buon Martedì Grasso a tutti

Caterina P.

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