IL RITORNO E LA SCHIACCIATA CON L’UVA

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In questi giorni è cambiato anche il logo di Google, il lavoro è ripreso, l’inizio della scuola è alle porte ed i buoni propositi maturati per durante le vacanze sono ancora presenti, alcuni modificati per cause di forza maggiore, altri sono in attesa di partire… ed uno sta partendo proprio adesso mentre sto scrivendo.

Quest’anno grazie a tante cose, la cafonaggine delle persone, pessimo periodo a lavoro  etc..etc.. sentivo veramente il bisogno di staccare.

“Stessa spiaggia stesso mare” cantava un’allegra canzone, si sempre l’Elba, sempre quel’isola tanto uguale quanto diversa ogni volta, che permette a noi genitore di rilassarci ed alle bambine di essere autonome.  Il tempo è scandito dal sole, dal rito della colazione vista mare, dal pane fresco tutte le lattine, corso a comprare dalle bambine con le loro rumorose ciabatte colorate, i braccioli, i gelati, il mare, il sole e la felice stanchezza serale su quei visi sorridenti e soddisfatti.

Tre settimane, grazie al cielo, senza rete e senza l’accanimento  a cercarla, nove libri letti, la mente libera dallo smog dei social che mi ha permesso riappropriarmi di certe fondamenta della mia vita; le mie figlie.. la mia famiglia.

Da questo voglio ripartire, da quel parlare semplice, spontaneo, sincero ma tremendamente vero, dal bello del mangiare con le mani, dal fare musica mangiando le “cozzole” e vongole (Beatrice dicet) ridendo ad occhi chiusi per la contentezza, dal mettersi il rossetto con il gelato…

La condivisione, la conoscenza, le mie bambine, il buon cibo ed un buon bicchiere sono sempre li ma li voglio vivere di pancia, di gusto, con il sorriso e con un basso profilo. Voglio fare solo quello che mi fa stare bene, che mi fa nascere un sorriso, che mi porti condivisione ed accrescimento interiore.

Questo sito è stato troppo fermo, questo sito è nato per voler raccontare un’esperienza, un modo di dialogare con mia figlia, un modo per insegnare attraverso il gioco piccole cose che per un DSA non sono scontate, perché essere mamme non è semplice, essere lavoratrici neanche ed essere entrambe con una passione è un casino. Proprio questo casino allegro vorrei raccontare.

Dopo tutta questa pappardella vi dico che riprendo da qui il mio settembre; per me settembre è sempre stato un inizio anno, un mese speciale che mi ha visto prima nascere, poi diventare mamma, iniziare tante cose… e perderne tante come mia nonna.

Settembre è anche il mese nel quale quella meravigliosa nonna che odiava cucinare ma che quelle tre cose che sapeva le faceva in modo meraviglioso, produceva una schiacciata con l’uva bella piena, profumata, ricca e così meravigliosamente ricca di caramello sugli angoli.

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La schiacciata con l’uva è un dolce povero tipico del territorio fiorentino e chiantigiano estremamente legato al periodo della vendemmia, infatti la schiacciata con l’uva si trova da settembre a ottobre.

Come ho già detto dolce povero che ha come base di partenza la pasta del pane poi arricchita da zucchero, olio ed ovviamente uva.  Dalla preparazione base poi ci possono essere delle diversificazioni, che tralasciando le più assurde tipo aggiunta di pinoli, noci o cosa ancor peggiore uva bianca, si possono trovare con l’aggiunta di anice o rosmarino “ramerino per noi toscani” nell’impasto.

Un occhio d’accortezza nell’uva; ormai al supermercato ma anche ai mercati ci imbattiamo della scritta “uva per chiacciata” come se questa fosse una qualità, in realtà spesso sotto questa definizione si nasconde dell’infida uva non ben definita dal sapore non ben identificato. L’uva usata per la schiacciata è la varietà Canaiolo è una varietà diffusa ed assieme al Sangiovese sono la base del Chianti, ha la particolarità di avere un chicco grosso ed acquoso.

La mia è stata la voglia di ricercare quel sapore, quel caramello sugli angoli smaltati della solita teglia usata dalla nonna, quel sentirsi in difetto perché ne avevi mangiata un altro pezzetto… e promettere a bocca piena che sarebbe stato l’ultimo.

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  • 1 Kg di farina
  • 7 g di lievito di birra liofilizzato
  • acqua q.b.
  • 10 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 cucchiaio di semi d’anice
  • 1Kg di uva (rigorosamente nera)

Lavoro la farina co il lievito, l’olio evo ed i semi d’anice. Cerco di ottenere un impasto elastico e morbido e lo lascio lievitare.

Una volta lievitata la pasta, la stendo con le mani su una teglia rettangolare e la cospargo di acini d’uva ed una generosa, molto generosa manciata di zucchero; copro con la restante pasta e la cospargo nuovamente con gli acini d’uva e lo zucchero.

Cuocere in forno a 180° per 40/45 minuti

Ilaria Spinelli (la mamma)

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